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martedì, 29 settembre 2009
qualcosa che indirettamente riguarda Roman Polanski

un mio amico di facebook, un cinefilo , e' un archivista sopraffino ed e' riuscito a sbalordirmi ripescando un mio intervento su Agora' telematica del 1996...preistoria.  copio e incollo:

Bel film in bianco e nero. Lo vidi che ero adolescente, un paio di
volte al cinema Sarah di Catania. Passava per un film engagè. Ne
disquisivamo senza capirne quasi nulla; - epoca del liceo - tra
una canzone dei Beatles e quei divini pomeriggi nella noia estiva
della città. Ho trovato la cassetta su una rivista e l'ho comprata.

Confesso che nel mio hard disk cranico erano rimasti solo due o tre
fotogrammi. Più una vaga sensazione di surrealtà. Forse per via
di tutti quei polli e quelle uova, la lunga agonia del gangster con
la faccia da impiegatuccio alla Pessoa, i seni appena intravisti
della bella Francoise Dorleac sotto una luce nordica, nella bizzarra
isola-fortezza in balia delle maree...

Tutti i film, col tempo, si trasformano in atmosfere sintetiche. A
meno che uno non sia un cinefilo incallito, di quelli con manie
schedatorie e archivistiche, e non è il mio caso.

Di alcuni film sparisce del tutto ogni sapore. E' grassa se ci
ricordiamo ancora dei titoli. Di altri ci ossessiona per anni
un'immagine.

Questo "Cul de sac" l'ho rivisto con lo stato d'animo con cui si
vuole riascoltare una vecchia canzone, sicuro che vi sono
rimasti impigliati momenti, sapori, che si desidera
(necrofilicamente) riesumare; momenti che, per il solo fatto d'essere
nostri, valgono qualcosa, al di là della loro irrimediabile
insignificanza. "Que reste-t-il de nos amour", cosa resta di questi
vecchi film? Il possesso di una VHS ci illude di avere una lampada di
Aladino temporale. La nostra vita è una cosa a forma di pellicola,
nastriforme. Assomiglia al DNA.

Possiamo passare il film alla moviola, al ralentì, vedere e
rivedere una scena all'infinito, fermare un fotogramma quante volte
vogliamo. Possiamo fare l'anatomia della nostra nostalgia. Carpire il
segreto dell'altro da noi che incessantemente diventiamo...

L'industria della nostalgia lo sa e titilla il collezionista
nostalgico. Una malattia benigna, che non fa male a nessuno.

Possedere fisicamente un film (il meglio sarebbe averne forse proprio
un controtipo in acetato) è un'esperienza del tutto feticistica.

E' come "possedere" la persona di cui siamo innamorati, nel senso di
possederla fisicamente. E' qualcosa di fortemente implicato
d'erotismo. Non correlato alla sessualità, ma proprio
all'erotismo. A una sorta di erotismo mortuario, funebre, alla
Polansky appunto.

E', propriamente, un'esperienza pornografica. Fare l'amore col
passato conduce a queste derive. Nessun moralismo. Chi ne ha voglia è
giusto che continui.

Vi sono dei luoghi mitici della mia infanzia - paesaggi che non
esistono più se non nei film - trasfigurati e deturpati dal tempo
in misura da renderli irriconoscibili. La poesia di questi posti
sventurati, scomposti, decomposti, è accresciuta ed esaltata nel
vederli per quello che erano e che poi sono diventati. E' il senso
dell'osceno come poesia. E questo si può fare per mezzo di un
vecchio film in bianco e nero.

Per vedere cos'era la scogliera Ionica vicino a Catania, con le
sciare di pietra lavica intatte e la macchia mediterranea, i
fichidindia, come ai tempi mitici, dovrei scavare in qualche cineteca
e ritrovare i fotogrammi archeologici di "Jessica", con Maurice
Chevalier, uno stupidissimo film di cui non ricordo neanche il
regista. Non dispero di scovarlo prima o poi, di avere questa grazia.

Del periodo di Cul de sac dovrebbe essercene anche un'altro (ho
dimenticato anche stavolta regista e titolo): la storia estetizzante
di Dafni e Cloe. Chissà se qualcuno mi saprebbe aiutare. Ma sto
divagando.

Cul de sac, rivisto a distanze di queste migliaia e migliaia di
giorni da quel passato, non è quel film che mi sarei aspettato.
Una mezza delusione. E' piuttosto bolso e pesante, petulante e dalla
trama inconsistente. Eppure ci sono "affezionato", è uno dei film
della mia personale eidoteca. Merita rispetto.

 

(7-Giu-96, Agora'Telematica)

 

Postato da: Psalvus a 14:38 | link | commenti (2)
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venerdì, 07 agosto 2009
sulla ru486, thread su fb

  s
sono di diverso parere; c'è più solitudine, e molto più dolore fisico. C'e' qualche complicazione in più (in una percentuale signficativa bisogna rimetterci le mani chirurgicamente); è una procedura piu' onerosa per la comunità a meno che non venga clandestinizzata, e con una pillola si può fare più facilmente che con una "mammana"...Nell'aborto chirurgico c'e' condivisione con il medico che lo pratica, non vedi niente e tutto si conclude in 10 minuti. No, non è un progresso, se non per le case farmaceutiche .
Mar alle 14.38

questo lo dici perché l'ultima volta che hai abortito hai avuto un'esperienza negativa?
Mar alle 17.31

v
Appunto. Io penso che un uomo non abbia alcun diritto di giudicare qualcosa che non può capire perché non può vivere in quanto uomo.
Esattamente come non capirà mai i cosa significa
- tenere in grembo un bambino e sentirlo crescere dentro di sè.
- provare dolore e gioia al momento del parto
- vedere la mammella produrre latte al solo vagito del bambino perché seppur separati alla nascita madre e figlio sono un tutt'uno e il corpo della prima risponde automaticamente alle richieste del secondo...
Noi siamo già madri dal momento in cui nasciamo...Voi uomini potete DIVENTARE padri, acquisendo conoscenza ed esperienza a contatto con i vostri figli, ma non sarà mai lo stesso... .quindi evitate di pensare come se foste donne e credere di poter minimamente avvicinarvi a quello che proviamo, nell'esperienza di un parto come in quella di un aborto.
Mar alle 18.20

Cara v, l'esperienza della maternità puo essere altrettanto incomprensibile sia per un uomo che per una donna. Secondo il tuo ragionamento una donna che non ha mai partorito è esclusa dal poter dire la sua sull'aborto? O solo per il fatto che è donna appartiene di diritto al club di coloro che si pongono problemi bioetici sulla questione e puo' dire la sua.
Si tende a dimenticare che l'aborto si fa in solitudine, la sofferenza è solitudine. eppure c'è chi puo' alleviare questa solitudine e io penso che questi posse assere un uomo o una donna. Perche' pensi che non ci possa essere empatia maschile su questa sofferenza? Perche' questa diffidenza verso il maschio e non verso il medico, che dell'aborto è sempre co-autore?

A
Nell'aborto chirurgico non vedi niente S? Dillo a quelle che hanno visto il feto uscire, o passare di mano in mano o nel "cestino della differenziata" perché ahimé può capitare
Mer alle 0.30

s." non vedi niente " era inteso per la paziente che fa l'intervento chirurgico, perché quasi sempre è in anestesia generale. Con la RU486 invece rischia di vedere tutto... e non è un bel vedere.
Per concludere, il primo paragrafo dell'articolo dovrebbe far capire che nessuna donna ha bisogno del consiglio o della difesa di un uomo su questo tema. Appoggio sì, compagnia certamente e anche sostegno, ma consigli non mi pare proprio.
Mer alle 9.30

Chi ha ha fatto l'analogia con il farmaco per la prostata voleva alludere al fatto che questa pillola semplifica e allevia la soluzione di un problema. Io contesto proprio questo. Questa pillola non semplifica nè allevia. Fino alle 7 settimane la procedura è solo più lunga e complicata e costosa dell'ivg tradizionale, poi diventa anche francamente pericolosa. Ma perche' negare il diritto alla donna di farsi del male in nome della difesa dei diritti senza se e senza ma.Se come dici il metodo è collaudatissimo e le considerazioni sono inutili allora possiamo anche smettere di parlarne, specie poi in quanto maschi! Amen.


No S, chi ha fatto l'analogia l'ha fatta alludendo al fatto che si tratta di un farmaco per le donne mentre quello per la prostata no.
E comunque se un farmaco del genere è usato da venti anni se ne conosce e quelle considerazioni sono già state valutate. Tirarle fuori qui in Italia, ora, denota ingenuità o arroganza o malafede. Scegli tu.
Cordialità
Ieri alle 7.45

Posso concedere che la casistica delle 29 morti è un argomento debole quando viene messo in campo da chi si batte contro l'uso della RU486 (l'aspirina ha fatto piu' morti) ma non è questo il punto. Non credo che mi si debba considerare ingenuo, o arrogante se argomento a ragion veduta i pro e i contro che una pratica ultraventennale non assolve affatto. E' come se non si potesse criticare l'elettroshock perche è mezzo secolo che lo si usa in tutto il mondo.
Mi rendo anche conto che la posizione ideologica ( i diritti della donna) non consenta di porsi i problemi se non secondo certe parole d'ordine...
Altrettante cordialità.

Postato da: Psalvus a 12:21 | link | commenti (1)
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