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un mio amico di facebook, un cinefilo , e' un archivista sopraffino ed e' riuscito a sbalordirmi ripescando un mio intervento su Agora' telematica del 1996...preistoria. copio e incollo:
Bel film in bianco e nero. Lo vidi che ero adolescente, un paio di
volte al cinema Sarah di Catania. Passava per un film engagè. Ne
disquisivamo senza capirne quasi nulla; - epoca del liceo - tra
una canzone dei Beatles e quei divini pomeriggi nella noia estiva
della città. Ho trovato la cassetta su una rivista e l'ho comprata.
Confesso che nel mio hard disk cranico erano rimasti solo due o tre
fotogrammi. Più una vaga sensazione di surrealtà. Forse per via
di tutti quei polli e quelle uova, la lunga agonia del gangster con
la faccia da impiegatuccio alla Pessoa, i seni appena intravisti
della bella Francoise Dorleac sotto una luce nordica, nella bizzarra
isola-fortezza in balia delle maree...
Tutti i film, col tempo, si trasformano in atmosfere sintetiche. A
meno che uno non sia un cinefilo incallito, di quelli con manie
schedatorie e archivistiche, e non è il mio caso.
Di alcuni film sparisce del tutto ogni sapore. E' grassa se ci
ricordiamo ancora dei titoli. Di altri ci ossessiona per anni
un'immagine.
Questo "Cul de sac" l'ho rivisto con lo stato d'animo con cui si
vuole riascoltare una vecchia canzone, sicuro che vi sono
rimasti impigliati momenti, sapori, che si desidera
(necrofilicamente) riesumare; momenti che, per il solo fatto d'essere
nostri, valgono qualcosa, al di là della loro irrimediabile
insignificanza. "Que reste-t-il de nos amour", cosa resta di questi
vecchi film? Il possesso di una VHS ci illude di avere una lampada di
Aladino temporale. La nostra vita è una cosa a forma di pellicola,
nastriforme. Assomiglia al DNA.
Possiamo passare il film alla moviola, al ralentì, vedere e
rivedere una scena all'infinito, fermare un fotogramma quante volte
vogliamo. Possiamo fare l'anatomia della nostra nostalgia. Carpire il
segreto dell'altro da noi che incessantemente diventiamo...
L'industria della nostalgia lo sa e titilla il collezionista
nostalgico. Una malattia benigna, che non fa male a nessuno.
Possedere fisicamente un film (il meglio sarebbe averne forse proprio
un controtipo in acetato) è un'esperienza del tutto feticistica.
E' come "possedere" la persona di cui siamo innamorati, nel senso di
possederla fisicamente. E' qualcosa di fortemente implicato
d'erotismo. Non correlato alla sessualità, ma proprio
all'erotismo. A una sorta di erotismo mortuario, funebre, alla
Polansky appunto.
E', propriamente, un'esperienza pornografica. Fare l'amore col
passato conduce a queste derive. Nessun moralismo. Chi ne ha voglia è
giusto che continui.
Vi sono dei luoghi mitici della mia infanzia - paesaggi che non
esistono più se non nei film - trasfigurati e deturpati dal tempo
in misura da renderli irriconoscibili. La poesia di questi posti
sventurati, scomposti, decomposti, è accresciuta ed esaltata nel
vederli per quello che erano e che poi sono diventati. E' il senso
dell'osceno come poesia. E questo si può fare per mezzo di un
vecchio film in bianco e nero.
Per vedere cos'era la scogliera Ionica vicino a Catania, con le
sciare di pietra lavica intatte e la macchia mediterranea, i
fichidindia, come ai tempi mitici, dovrei scavare in qualche cineteca
e ritrovare i fotogrammi archeologici di "Jessica", con Maurice
Chevalier, uno stupidissimo film di cui non ricordo neanche il
regista. Non dispero di scovarlo prima o poi, di avere questa grazia.
Del periodo di Cul de sac dovrebbe essercene anche un'altro (ho
dimenticato anche stavolta regista e titolo): la storia estetizzante
di Dafni e Cloe. Chissà se qualcuno mi saprebbe aiutare. Ma sto
divagando.
Cul de sac, rivisto a distanze di queste migliaia e migliaia di
giorni da quel passato, non è quel film che mi sarei aspettato.
Una mezza delusione. E' piuttosto bolso e pesante, petulante e dalla
trama inconsistente. Eppure ci sono "affezionato", è uno dei film
della mia personale eidoteca. Merita rispetto.
(7-Giu-96, Agora'Telematica)
sono di diverso parere; c'è più solitudine, e molto più dolore fisico. C'e' qualche complicazione in più (in una percentuale signficativa bisogna rimetterci le mani chirurgicamente); è una procedura piu' onerosa per la comunità a meno che non venga clandestinizzata, e con una pillola si può fare più facilmente che con una "mammana"...Nell'aborto chirurgico c'e' condivisione con il medico che lo pratica, non vedi niente e tutto si conclude in 10 minuti. No, non è un progresso, se non per le case farmaceutiche .